Il Decreto Agosto (DL 104/2020), del quale si attende la conversione in legge, dispone alcuni contributi a fondo perduto destinati alle PMI, limitati a situazioni molto specifiche. Tra esse, i ristoranti che acquistano prodotti del territorio. In questo caso (art. 58 DL 104/2020) è istituito un fondo di 600 milioni di euro per l’anno 2020, finalizzato all’erogazione di un contributo a fondo perduto rivolto alle attività che acquistano prodotti locali (inclusi quelli vitivinicoli, di filiere agricole e alimentari, anche DOP e IGP) valorizzando in tal modo la materia prima di territorio.

Il contributo spetta a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi medi dei mesi da marzo a giugno 2020 sia inferiore ai tre quarti dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi medi dei mesi da marzo a giugno 2019.

Il contributo è destinato ai soggetti che hanno avviato l’attività a decorrere dal 1° gennaio 2019.

Per ottenere il contributo (che non concorre alla formazione della base imponibile), i soggetti interessati devono presentare una specifica istanza; il contributo sarà erogato mediante il pagamento di un anticipo del 90% al momento dell’accettazione della domanda, a fronte della presentazione dei documenti fiscali certificanti gli acquisti effettuati, anche non quietanzati, nonché di una autocertificazione attestante la sussistenza dei requisiti definiti dal presente articolo e l’insussistenza delle condizioni ostative.

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali provvederà alle verifiche concernenti i contributi erogati. Qualora l’attività d’impresa cessi successivamente all’erogazione del contributo, il soggetto firmatario dell’istanza è tenuto a conservare tutti gli elementi giustificativi del contributo spettante e a esibirli a richiesta degli organi competenti.

Il Decreto Rilancio proroga fino al 31 dicembre la possibilità di maggiorazione del 30% del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi

Con l’art 50 rubricato “Proroga del termine di consegna dei beni strumentali nuovi ai fini della maggiorazione dell’ammortamento” il Decreto Rilancio pubblicato in Gazzetta del 19 maggio scorso, proroga al 31 dicembre 2020, in considerazione della emergenza da covid 19, il termine di consegna dei beni strumentali nuovi sui quali è possibile usufruire del super ammortamento.

Ricordiamo quali sono i soggetti beneficiari del super ammortamento e per quali beni è possibile avvantaggiarsene.

Ai sensi del DL n 34/2019 ossia il Decreto Crescita ai fini delle imposte sui redditi

  • i titolari di reddito di imprese (indipendentemente dalla natura giuridica e dalla dimensione aziendale o settore di appartenenza sia residenti in Italia che stabili organizzazioni di soggetti non residenti)
  • gli esercenti arti e professioni (esercitate anche in forma associata)

possono beneficiare di una maggiorazione del 30% con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing sull’acquisto di beni strumentali nuovi.

Il beneficio spetta, oltre che per l’acquisto dei beni da terzi, in proprietà o in leasing, anche per la realizzazione degli stessi in economia o mediante contratto di appalto.

Sono esclusi gli acquisti relativi:

  • i veicoli e gli altri mezzi di trasporto, di cui articolo 164, comma 1, del Tuir
  • i beni con coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5%
  • i fabbricati e le costruzioni
  • beni di cui all’allegato 3 alla n. 208/2015

Rientrano nella agevolazione tutti i beni acquistati dal 1° aprile 2019 al 31 dicembre 2019, o al 30 giugno 2020, se trattasi di beni per i quali entro il 31 dicembre era stato accettato l’ordine e si era proceduto ad un pagamento di acconto pari almeno al 20 % del costo di acquisto.

Il Decreto Rilancio proroga appunto, a causa della emergenza da coronavirus, la data del 30 giugno al 31 dicembre 2020 sempre alle medesime condizioni di sopra elencate.

Attenzione va prestata al fatto che la maggiorazione del costo non si applica sulla parte di investimenti complessivi eccedenti i 2,5 milioni di euro.

Sono 915 mila le domande per i contributi a fondo perduto stanziati dal governo per sostenere piccole imprese e lavoratori autonomi in crisi per l’emergenza coronavirus. A fare un primo bilancio dell’operazione è stato ieri il direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, in audizione in commissione Finanze alla Camera. L’amministrazione fiscale ha precisato che i pagamenti delle prime 203 mila istanze, per un importo totale di 730 milioni, inviate a partire dal 15 giugno, data in cui è stata aperta la procedura, sono già partiti. A breve quindi le somme saranno accreditate sui conti correnti di imprese, commercianti e artigiani. La maggior parte dei destinatari del pagamento (oltre 167 mila) ha un volume d’affari inferiore ai 400 mila euro. In media il contributo versato è stato di circa 3.600 euro.

«Con un giorno di anticipo sulla tabella di marcia partiti i primi bonifici», ha scritto ieri su Twitter il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Ruffini ha parlato invece di un «nuovo ruolo» attribuito all’Agenzia delle entrate che «gli è valso l’appellativo di Agenzia delle uscite. Ma ovviamente – ha scherzato – non abbiamo provveduto a cambiare logo e carta intestata».

Le domande sono arrivate soprattutto da commercianti (145 mila) e ristoratori (107 mila), mentre per quanto riguarda la distribuzione regionale 151 mila vengono dalla Lombardia, 90 mila dalla Campania e 85 mila dal Lazio. Per avere diritto al contributo è necessario avere ricavi inferiori a 5 milioni e aver registrato un calo del fatturato nell’aprile scorso di almeno il 33%. La platea complessiva dei soggetti interessati è di 2,5 milioni e i soldi a disposizione sono oltre 6 miliardi. Per fare domanda c’è tempo fino al 13 agosto.

Ruffini si è poi soffermato sull’evasione fiscale, sostenendo che in 5 anni è possibile dimezzarla. «Il parlamento e il governo possono accettare la sfida di dimezzare l’evasione nel giro di una legislatura», ha affermato. Quindi ha precisato che la fatturazione elettronica ha portato «effetti positivi che si attestano nell’ordine di circa 3,5 miliardi. In particolare – ha proseguito – il gettito relativo all’Iva riconducibile a versamenti spontanei dei contribuenti è stato stimato in circa 2 miliardi, tale emersione si ripercuote sulle imposte dirette per poco più di mezzo miliardo», mentre le azioni di contrasto delle frodi fiscali hanno bloccato compensazioni per un miliardo. Nel 2019, quando sono diventate obbligatorie, le e-fatture sono state quasi 2,1 miliardi e nei primi 5 mesi di quest’anno 772 milioni nonostante la crisi.

«La possibilità di utilizzo pressoché immediato dei dati acquisiti dalle fatture elettroniche ha dato luogo a rilevanti effetti positivi sul fronte delle attività accertative dell’Agenzia, così come sembra su quello dell’emersione del gettito Iva», ha insistito Ruffini. Senza un ciclo economico che lo giustifichi, ha continuato, l’incremento nell’emissione di fatture è «ascrivibile pienamente» alla nuova modalità elettronica. La lotta all’evasione, ha concluso, «è una strada lunga che sta dando i suoi frutti».

 

Fonte: Il Messaggero

La rideterminazione del costo o valore di acquisto delle partecipazioni non quotate e dei terreni detenuti al di fuori del regime d’impresa sarà possibile anche per i beni posseduti al 1° luglio

A distanza di oltre 18 anni dalla sua prima apparizione nel nostro ordinamento tributario (articoli 5 e 7, legge 448/2001), continua a esplicare efficacia la norma che consente a persone fisiche e società semplici di rideterminare i valori delle partecipazioni e dei terreni posseduti, ai fini del calcolo delle plusvalenze conseguibili al momento della loro cessione a titolo oneroso (articolo 67, comma 1, lettere da a) a c-bis), Tuir). In tale circostanza, infatti, in luogo del costo di acquisto originario, si può assumere il valore stabilito da una perizia giurata di stima, “affrancato” attraverso il versamento di un’imposta sostitutiva, attualmente nella misura dell’11 per cento.
La disposizione, come accennato, è stata introdotta per la prima volta dalla legge finanziaria del 2002 con riferimento ai beni posseduti alla data del 1° gennaio di quell’anno; all’epoca, la tassazione era decisamente più bassa, in quanto vigevano le aliquote del 2 e del 4%, rispettivamente per le partecipazioni non qualificate e per le partecipazioni qualificate e i terreni. Nel corso degli anni, seppure il prezzo da pagare per portare a termine l’operazione sia sensibilmente aumentato, la disposizione è stata ripetutamente riproposta; gli ultimi due interventi in ordine temporale sono arrivati con la scorsa legge di bilancio (articolo 1, commi 693 e 694, legge n. 160/2019), in riferimento alle partecipazioni e ai terreni posseduti al 1° gennaio 2020 (in quell’occasione è stata anche fissata un’unica aliquota all’11%), e, ora, con il decreto “Rilancio” (articolo 137, Dl n. 34/2020), che l’ha estesa pure ai beni posseduti al 1° luglio 2020, confermando lo stesso livello di tassazione.

Contribuenti interessati

L’ultima rivalutazione è rivolta alle persone fisiche, alle società semplici, agli enti non commerciali e ai soggetti non residenti privi di stabile organizzazione in Italia, che, alla data del 1° luglio 2020, detengono partecipazioni (qualificate o non) non negoziate in mercati regolamentati oppure terreni (edificabili o a destinazione agricola) al di fuori dell’ambito dell’attività imprenditoriale eventualmente esercitata.
La procedura assume rilevanza quando si ha intenzione di vendere quei beni, in quanto consente di “affrancare” (in tutto o in parte) l’importo della relativa plusvalenza imponibile ai fini Irpef, così da ridurre o da azzerare completamente l’onere fiscale da affrontare a seguito della cessione.

L’iter da seguire

Chi decide di avvalersi dell’opportunità prevista dall’articolo 137 del Dl n. 34/2020, cioè di procedere alla rivalutazione per poter utilizzare il valore rideterminato invece che il costo storico, deve porre in essere, fondamentalmente, due adempimenti entro il 30 settembre 2020:

  • far redigere e asseverare, presso la cancelleria del tribunale o gli uffici dei giudici di pace e i notai, una perizia di stima della partecipazione o del terreno da un professionista abilitato (dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e revisori legali dei conti, per le partecipazioni; ingegneri, architetti, geometri, dottori agronomi, agrotecnici, periti agrari e periti industriali edili, per i terreni;
  • periti iscritti alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, per entrambe le tipologie di beni), che ne attesti il valore al 1° luglio 2020 effettuare in autoliquidazione il versamento dell’imposta sostitutiva dell’11%, calcolata sull’intero ammontare del valore di perizia, ovvero, in caso opti per il pagamento rateizzato, della prima di tre quote annuali di pari importo.

Le successive andranno versate, rispettivamente, il 30 settembre 2021 e il 30 settembre 2022, con la maggiorazione degli interessi del 3% annuo, decorrenti dal 30 settembre 2020 e da corrispondere contestualmente a ciascuna rata. Nel modello F24 devono essere indicati i codici tributo “8055”, per le partecipazioni, e “8056”, per i terreni.

Perfezionamento della procedura

L’opzione per la rideterminazione dei valori si considera perfezionata con il versamento dell’intero importo dell’imposta sostitutiva dovuta sulla base del valore indicato nella perizia giurata ovvero, in caso di pagamento frazionato, con il versamento della prima rata: da quel momento, il contribuente, in caso di cessione del bene, può avvalersi immediatamente del nuovo costo di acquisto ai fini della determinazione dell’eventuale plusvalenza (circolare 47/2011).
Qualora il pagamento dell’intero importo o della prima rata dovesse avvenire oltre il termine del 30 settembre, la rivalutazione non sarà considerata perfezionata: il contribuente, pertanto, non potrà utilizzare il valore rideterminato in sede di calcolo della plusvalenza, ma potrà chiedere a rimborso la somma versata.
Invece, in caso di prima rata versata tempestivamente, ma di mancato assolvimento di quelle successive, gli importi omessi saranno iscritti a ruolo. Prima che ciò avvenga, il contribuente può regolarizzare la violazione avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso (articolo 13, Dlgs n. 472/1997).

Quando conviene

Come detto in precedenza, l’opportunità di rideterminare il costo o valore di acquisto delle partecipazioni non quotate e dei terreni e, di conseguenza, di assoggettare il valore periziato all’imposta sostitutiva e ridurre (se non azzerare completamente) il prelievo ordinario sulla plusvalenza realizzata, deve essere presa in considerazione soltanto se si ha intenzione di cedere a titolo oneroso quei beni, soprattutto se di lì a poco. In caso contrario, ne è difficile valutare l’eventuale convenienza fiscale.

La comparazione deve avvenire tenendo conto:

delle diverse aliquote di tassazione della circostanza che, mentre l’imposta sostitutiva dovuta per la rivalutazione colpisce l’intero importo determinato in sede di perizia di stima, la tassazione ordinaria grava esclusivamente sull’ammontare della plusvalenza.

In particolare, per quanto riguarda le aliquote:

relativamente alle partecipazioni non quotate, bisogna mettere a confronto l’imposta sostitutiva sul valore di perizia (11%) con quella da capital gain, al 26%, ordinariamente prevista per le plusvalenze di natura finanziaria. In altre parole, affinché la rivalutazione risulti vantaggiosa, occorre che l’imposta dell’11% applicata sul valore della partecipazione sia inferiore al 26% della plusvalenza realizzata.
Facciamo un esempio: il contribuente possiede una partecipazione non quotata, che acquistò a 100.000 euro e il cui valore di perizia al 1° luglio 2020 è pari a 200.000 euro, importo che coincide perfettamente con il prezzo stabilito per la sua cessione (di conseguenza, non emergerà alcuna plusvalenza imponibile). In questo caso, è conveniente avvalersi della procedura di rivalutazione: infatti, si pagheranno 22.000 euro di imposta sostitutiva (cioè l’11% sul valore periziato), mentre al momento della cessione nulla sarà dovuto in quanto il prezzo di stima coincide con quello di vendita; viceversa, in assenza di “affrancamento”, andrebbero pagati 26.000 euro, ossia il 26% sui 100.000 euro di plusvalenza relativamente ai terreni, valgono le medesime considerazioni fatte per le partecipazioni, dal momento che, per le cessioni a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni, il venditore può richiedere al notaio l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 26%, in luogo della tassazione Irpef ordinaria (articolo 1, comma 496, legge n. 266/2005). In più, bisogna tener conto del fatto che la plusvalenza è rappresentata dalla differenza tra il corrispettivo percepito e il prezzo di acquisto aumentato di ogni altro costo inerente al bene ceduto (ad esempio, spese notarili, spese di mediazione), rivalutato in base alla variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, (articolo 68, Tuir).

La rivalutazione della legge di bilancio 2020

La nuova finestra per rivalutare partecipazioni e terreni posseduti al 1° luglio 2020, decretata dal Dl “Rilancio”, si pone in perfetta continuità con quella prevista dall’ultima legge di bilancio, che riguarda, invece, i beni detenuti alla data del 1° gennaio 2020.
In quest’ultimo caso, i necessari adempimenti – redazione e asseverazione della perizia nonché versamento dell’intera imposta sostitutiva dell’11% ovvero della sola prima rata – dovranno essere portati a termine entro il prossimo 30 giugno.
Potrebbe avvalersene, ad esempio, chi, avendo in animo di cedere la partecipazione o il terreno nel corrente mese di giugno, non può utilizzare la proroga concessa dal decreto legge n. 34/2020, in quanto mancherebbe il requisito del possesso del bene al 1° luglio 2020.

Una buona notizia per i proprietari di immobili del settore Turistico.

Salta l’appuntamento alla cassa per la prima rata dell’IMU 2020 sugli immobili del settore turistico. In ragione dell’emergenza da Covid 19, il decreto Rilancio ha cancellato l’acconto IMU 2020, in scadenza al 16 giugno, per gli immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali, nonché per gli immobili degli stabilimenti termali. L’agevolazione riguarda anche gli immobili rientranti nella categoria catastale D/2 e gli immobili degli agriturismo, di villaggi turistici, ostelli della gioventù, rifugi di montagna, colonie marine e montane, affittacamere, case e appartamenti per vacanze, B&B, residence e campeggi. A condizione, però, che i proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate. I beneficiari saranno tenuti, per quest’anno, a versare solo la seconda rata.

Il  “Decreto Rilancio” Decreto Legge n. 34/2020, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 128 del 19 maggio 2020, ha introdotto diverse novità in materia di riscossione,in particolare, secondo quanto disposto dall’articolo 154 comma 1, lettera a), è prevista la sospensione fino al 31 agosto dei termini di versamento derivanti da:

  • cartelle di pagamento,
  • avvisi di addebito
  • e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione.

La sospensione riguarda anche la notifica di nuove cartelle, delle procedure e degli altri atti di riscossione.

Pertanto sono sospesi i termini di versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione scadenti dall’8 marzo al 31 agosto 2020 (già previsti dal decreto “Cura Italia”, Dl n. 18/2020, ma in precedenza fino al 31 maggio) per il versamento di somme derivanti da cartelle di pagamento e da accertamenti esecutivi, da accertamenti esecutivi doganali, da ingiunzioni fiscali degli enti territoriali e da accertamenti esecutivi degli enti locali, e dovranno essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione, ovvero entro il 30 settembre 2020.

Si consente inoltre di versare le rate di alcuni istituti agevolativi, tra cui la “rottamazione-ter” e il “saldo e stralcio”, in scadenza nell’anno 2020, se non versate alle relative scadenze, entro il 10 dicembre 2020 e si amplia la possibilità di chiedere dilazioni.

Scatta anche lo stop ai pignoramenti di stipendi e pensioni già avviati e arrivano regole più soft per le rateizzazioni e novità anche per i pagamenti della pubblica amministrazione.

 

Pagamento cartelle, avvisi di addebito e accertamento (art. 154, lettera a)

Differimento al 31 agosto 2020 del termine “finale” di sospensione del versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione. Pertanto, i pagamenti sospesi sono quelli in scadenza dall’8 marzo (*) al 31 agosto 2020. Dovranno essere effettuati entro il mese successivo alla scadenza del periodo di sospensione e, dunque, entro il 30 settembre 2020.

Per i contribuenti che sono in regola con il pagamento delle rate scadute nell’anno 2019 della “Rottamazione-ter”, “Saldo e stralcio” e della “Definizione agevolata delle risorse UE”, il mancato, insufficiente o tardivo pagamento alle relative scadenze delle rate da corrispondere nell’anno 2020, non determina la perdita dei benefici delle misure agevolate se il debitore effettuerà comunque l’integrale versamento delle stesse entro il 10 dicembre 2020.

Per il pagamento entro questo termine “ultimo” di scadenza, non sono previsti i cinque giorni di tolleranza di cui all’articolo 3, comma 14-bis, del DL n. 119 del 2018.

Rateizzazioni (art. 154, lettere b, d)

Per i piani di dilazione già in essere alla data dell’8 marzo 2020 e per i provvedimenti di accoglimento delle richieste presentate fino al 31 agosto 2020, la decadenza del debitore dalle rateizzazioni accordate si determina nel caso di mancato pagamento di dieci rate, anche non consecutive (invece delle cinque rate ordinariamente previste).

Per i contribuenti decaduti dai benefici della Definizione agevolata (“Rottamazione-ter”, “Saldo e stralcio” e “Definizione agevolata delle risorse UE”), per mancato, insufficiente o tardivo versamento delle rate scadute nel 2019, possibilità di chiedere la dilazione del pagamento (art. 19 del DPR 602/1973) per le somme ancora dovute.

Sospensione attività di notifica e pignoramenti (art. 154, lettera a) (art. 152)

Differimento al 31 agosto 2020 del termine “finale” di sospensione delle attività di notifica di nuove cartelle e degli altri atti di riscossione.

Sospensione fino al 31 agosto 2020 degli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima della data di entrata in vigore del decreto su stipendi, salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro o impiego, nonché a titolo di pensioni e trattamenti assimilati; a partire dalla data di entrata in vigore del decreto e fino al 31 agosto 2020, le somme oggetto di pignoramento non devono essere sottoposte ad alcun vincolo di indisponibilità ed il soggetto terzo pignorato deve renderle fruibili al debitore; ciò anche in presenza  di assegnazione già disposta dal giudice dell’esecuzione.

Dal 1° settembre 2020, riprenderanno ad operare gli obblighi imposti al soggetto terzo debitore (e quindi la necessità di rendere indisponibili le somme oggetto di pignoramento e di versamento all’Agente della riscossione fino alla concorrenza del debito).

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Cos’è il sovraindebitamento previsto dalla legge salva suicidi, come ricorrervi e come funziona. Le novità della riforma del fallimento 2020

 

La composizione della crisi da sovraindebitamento è una speciale procedura della quale possono avvalersi i soggetti che non possono essere sottoposti alle procedure concorsuali, ma sui quali gravano pesanti debiti.

La legge salva suicidi

La relativa disciplina è dettata dalla legge numero 3/2012, cd. “legge salva suicidi”, che si occupa di trovare una soluzione alle situazioni di sovraindebitamento, tentando di risolvere lo stato di crisi contemperando gli interessi del debitore e del creditore.

 

Chi può ricorrere alla procedura di sovraindebitamento

Il presupposto oggettivo per l’ammissione alla procedura è che il debitore si trovi in uno stato di sovraindebitamento.

Per quanto riguarda invece il presupposto soggettivo per essere ammessi alla procedura di sovraindebitamento, l’unico soggetto previsto dalla legge è il consumatore. Ai sensi dell’art. 6, co. 2, lett. b) il consumatore è “il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale professionale eventualmente svolta.”

Gli altri soggetti che possono essere ammessi al procedimento sono:

  • gli imprenditori commerciali non fallibili perché non soddisfano i requisiti dimensionali richiesti; dall’art. 1 della legge fallimento;
  • gli imprenditori commerciali individuali che hanno cessato l’attività e si sono cancellati dal registro delle imprese da un anno;
  • le start up innovative (escluse dal fallimento dal d.l n. 179/2012);
  • gli imprenditori agricoli;
  • i soci di società di persone (art. 147 legge fallimento);
  • gli artisti e i professionisti;
  • le società di professionisti;
  • le associazioni professionali (purché tutti sottoscrivano la proposta);
  • l’erede dell’imprenditore defunto che ha accettato con beneficio d’inventario e purché sia trascorso un anno dal decesso;
  • gli enti privati (fondazioni, associazioni, organizzazioni non governative, associazioni sportive dilettanti, onlus e enti lirici) che non svolgano attività commerciale.

Cos’è la crisi da sovraindebitamento

Si è appena detto che per poter accedere alla procedura introdotta dalla legge numero 3/2012 è necessario che vi sia una crisi da sovraindebitamento.

Ciò vuol dire che il debitore si deve trovare in una condizione di squilibrio perdurante tra debiti e patrimonio liquidabile, che lo pone in una situazione di difficoltà o impossibilità di pagare i propri debiti (art. 6).

Ammissibilità e proposta di accordo

In base a quanto previsto dall’art. 7 della legge 3/2012, il debitore, con l’aiuto di un OCC deve redigere una proposta di accordo per la ristrutturazione dei debiti, al fine di soddisfare i creditori.

La legge, se da un lato riconosce al debitore una certa libertà sul contenuto, i tempi e le modalità della proposta, dall’altra fissa dei limiti precisi, per tutelare i creditori titolari di crediti particolari o muniti di cause legittime di prelazione.

Il debitore è libero di proporre:

  • una dilazione di pagamento;
  • la loro rimessione parziale;
  • la divisione dei creditori in classi;
  • il pagamento parziale dei creditori privilegiati o muniti di pegno o ipoteca, anche se con limiti precisi;
  • l’affidamento del patrimonio a un gestore che provveda alla liquidazione e alla successiva ripartizione del ricavato;
  • la datio in solutum di beni;
  • di mandare all’incasso i crediti in favore degli stessi o di terzi;
  • la cessione di crediti futuri.

La proposta non è ammissibile se:

  • il debitore è sottoposto a procedure concorsuali;
  • se nei cinque anni precedenti è già ricorso ad una procedura di liquidazione o di sovraindebitamento;
  • se un accordo precedente ha avuto un esito negativo (risoluzione o revoca) per condotte a lui imputabili.

Se il patrimonio del debitore non garantisce la realizzazione concreta dell’accordo, soggetti terzi possono venire in suo aiuto conferendo beni, anche in garanzia.

Soggetti abilitati a comporre la crisi da sovraindebitamento

Il decreto n. 202/2014 ha ridisegnato la figura degli OCC, disponendo che possono costituire Organismi di Composizione della Crisi (OCC) gli enti pubblici in possesso dei requisiti di indipendenza e imparzialità:

  • camere di commercio;
  • ordini professionali (notai, avvocati, commercialisti, esperti contabili);
  • comuni, province, regioni, città metropolitane;
  • professionisti in forma individuale o societaria con i requisiti di cui all’art. 28 L.F.;
  • notai nominati dal giudice delegato o dal tribunale.

Funzioni e compiti degli organismi di composizione della crisi

Gli OCC svolgono funzioni di consulenza legale e finanziaria e rivestono il ruolo di ausiliari del giudice. Essi:

  • aiutano il debitore nell’elaborazione ed esecuzione del piano;
  • fungono da liquidatori giudiziali nell’accordo e nel piano del consumatore;
  • sono di ausilio al Giudice nella relazione, nell’esame della proposta e nel rilascio dell’attestazione di fattibilità;
  • comunicano con i creditori;
  • provvedono all’adempimento delle formalità pubblicitarie;
  • liquidano il patrimonio e gestiscono la liquidazione,
  • redigono e inviano la relazione ai creditori sui consensi espressi e in seguito la trasmettono al giudice, con le contestazioni ricevute.

Per il compimento della loro attività essi possono avere accesso, se autorizzati dal giudice, all’anagrafe tributaria, alle centrali rischi, ai sistemi di informazione creditizia e alle banche dati pubbliche come il Pra ed Equitalia.

Essi devono essere iscritti nel registro tenuto dal ministero della Giustizia. Il decreto 202/2014 ne regola la formazione, la cancellazione, la sospensione, i compensi spettanti e ne determina i requisiti professionali.

Il piano del consumatore

Il consumatore, può proporre, in alternativa alla proposta di accordo di cui all’art. 7, il piano del consumatore, che non richiede l’approvazione dei creditori, ma una mera valutazione di fattibilità da parte del giudice, supportata da una relazione dell’OCC, che deve contenere quanto previsto dall’art. 9, co. 3 bis.

Per omologare il piano del consumatore il Giudice deve limitarsi a verificare che lo stesso sia fattibile, ammissibile, che il debitore sia meritevole e che non abbia compiuto atti per frodare i creditori.

L’art. 12 ter dispone che dalla data dell’omologazione del piano i creditori anteriori ad esso non possono intraprendere o continuare azioni cautelari o esecutive, né acquisire diritti di prelazione sul patrimonio del consumatore.

Una volta omologato il piano è obbligatorio per tutti i creditori precedenti alla data di pubblicazione del provvedimento di omologa. I beni oggetto del piano non sono attaccabili dai creditori successivi.

Procedura di sovraindebitamento

La procedura prevista per la proposta di accordo e per il piano del consumatore prevedono che:

  • il soggetto legittimato al deposito è solo il debitore non fallibile e il consumatore,
  • la competenza spetti al tribunale in cui il debitore ha la residenza o la sede, in caso di impresa.

L’art. 9, al comma 2 contiene l’elenco dei documenti che devono essere allegati alla proposta di accordo e al piano del consumatore. Entro tre giorni dal deposito della proposta l’OCC competente deve trasmetterlo all’agente di riscossione e agli uffici fiscali. Su richiesta il giudice può concedere 15 giorni, al massimo, per integrare la proposta o presentare altri documenti. Ai sensi dell’art. 11 sono ammesse modifiche alla proposta o al piano fino alla data prevista per il consenso o il dissenso dei debitori.

Ai sensi dell’art 10 della legge 3/2012, depositata la proposta o il piano il giudice deve valutarne l’ammissibilità, ai sensi degli artt. 7, 8 e 9 e con decreto fissare un’udienza che deve tenersi entro i successivi 60 giorni. Il decreto deve essere comunicato ai creditori almeno 30 giorni prima del termine previsto affinché possano esprimere il loro consenso o dissenso. Il decreto deve altresì stabilire le forme di pubblicità della proposta o del piano, la sua eventuale trascrizione in situazioni particolari e disporre il divieto per i creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive, richiedere sequestri e acquisire diritti di prelazione.

Dalla pubblicazione del decreto tutti gli atti di straordinaria amministrazione non autorizzati dal giudice sono inefficaci nei confronti dei creditori anteriori.

Nel momento in cui il giudice viene a conoscenza dai creditori che il debitore ha compiuto atti al fine di frodarli, all’udienza revoca il decreto di ammissione alla procedura, dispone la cancellazione della trascrizione e fa cessare ogni forma di pubblicità.

Esecuzione dell’accordo

Almeno 10 giorni prima dell’udienza i creditori devono esprimere il consenso o il dissenso all’accordo. La proposta è approvata se il consenso (silenzio assenso) è espresso dai creditori che rappresentano almeno il 60% dei crediti. I creditori privilegiati o garantiti da pegno o ipoteca possono esprimere il loro consenso solo in presenza di determinate condizioni, il coniuge, i parenti e gli affini fino al quarto grado e i cessionari dei crediti da meno di un anno prima della proposta non possono pronunciarsi sulla proposta.

Se l’accordo è raggiunto l’organismo di composizione redige una relazione sui consensi espressi e la invia ai creditori che hanno dieci giorni per contestarla. Decorso questo termine l’OCC invia la relazione al Giudice, le eventuali contestazioni, il testo dell’accordo e l’attestazione di fattibilità.

Una volta risolte le contestazioni il Giudice provvede ad omologare l’accordo e dispone in merito alla sua pubblicità, anche se l’accordo non è ritenuto conveniente da particolari creditori ma a suo giudizio il creditore dissenziente sarà soddisfatto dall’accordo nella stessa misura in cui lo sarebbe in caso di liquidazione del patrimonio (cram down).

Tra la proposta e l’omologazione non devono intercorrere più di sei mesi. Il reclamo contro il provvedimento che dispone l’omologazione è ammesso innanzi al Tribunale, che decide in camera di consiglio, senza il giudice che ha omologato la proposta.

L’accordo omologato è obbligatorio nei confronti di tutti i creditori anteriori alla data della pubblicità del deposito della proposta. I creditori successivi non possono agire esecutivamente su beni oggetto della proposta.

L’adempimento dell’accordo è eseguito sotto la vigilanza dell’OCC che ne verifica la correttezza. Il giudice ha la possibilità di nominare un liquidatore, se previsto dal piano o se vi sono beni pignorati e quando autorizza lo svincolo delle somme, dispone la cancellazione delle iscrizioni e trascrizioni pregiudizievoli. Il co. 4 art. 13 contiene la regola e l’eccezione della preducibilità dei crediti sorti nel corso dei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento.

Revoca e risoluzione dell’accordo

L’accordo viene revocato d’ufficio dal Giudice se:

  • il debitore non paga le amministrazioni e gli enti previdenziali entro 90 giorni dalla scadenze previste;
  • emerge che durante la procedura il debitore ha compiuto atti in frode ai creditori.

La revoca del piano del consumatore può essere richiesta anche dal creditore quando:

  • il passivo del debitore è stato aumentato o diminuito con dolo o colpa grave;
  • una parte dell’attivo è stata sottratta o dissimulata;
  • sono state simulate con dolo attività del tutto inesistenti.

Il ricorso può essere presentato entro 6 mesi dalla data della scoperta e comunque entro un anno dalla scadenza stabilita per l’ultimo adempimento.

L’accordo cessa di avere effetti anche quando:

  • viene risolto o il debitore non paga i crediti impignorabili e i debiti fiscali;
  • se in seguito viene dichiarato il fallimento. L’accordo si risolve e i pagamenti, gli atti e le garanzie eseguite in forza di esso non possono essere sottoposte a revocatoria fallimentare.

I creditori possono chiedere la risoluzione dell’accordo, ai sensi dell’art 14 della legge 3/2012 se:

  • il debitore non rispetta l’accordo;
  • le garanzie promesse non vengono poste in essere;
  • l’accordo non può essere eseguito per cause non riconducibili al debitore.

La risoluzione può essere proposta entro 6 mesi dalla scoperta o entro un anno dalla data dell’ultimo adempimento.

Riforma fallimento 2020: le novità sul sovraindebitamento

Il decreto legislativo n.14/2019, di riforma del codice fallimentare, si occupa anche di sovraindebitamento, al quale dedica gli articoli 65 e 66.

Tra le novità, si segnala la possibilità, per i membri della stessa famiglia, di presentare un unico progetto di risoluzione della crisi da sovraindebitamento, quando sono conviventi o quando il sovraindebitamento ha un’origine comune. Tuttavia, le masse attive e passive rimangono distinte.

Se, invece, sono presentate più richieste, il giudice competente (che è quello adito per primo) adotta i provvedimenti necessari per assicurarne il coordinamento.

L’entrata in vigore della riforma è prevista per il 14 agosto 2020.