Sono 915 mila le domande per i contributi a fondo perduto stanziati dal governo per sostenere piccole imprese e lavoratori autonomi in crisi per l’emergenza coronavirus. A fare un primo bilancio dell’operazione è stato ieri il direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, in audizione in commissione Finanze alla Camera. L’amministrazione fiscale ha precisato che i pagamenti delle prime 203 mila istanze, per un importo totale di 730 milioni, inviate a partire dal 15 giugno, data in cui è stata aperta la procedura, sono già partiti. A breve quindi le somme saranno accreditate sui conti correnti di imprese, commercianti e artigiani. La maggior parte dei destinatari del pagamento (oltre 167 mila) ha un volume d’affari inferiore ai 400 mila euro. In media il contributo versato è stato di circa 3.600 euro.

«Con un giorno di anticipo sulla tabella di marcia partiti i primi bonifici», ha scritto ieri su Twitter il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Ruffini ha parlato invece di un «nuovo ruolo» attribuito all’Agenzia delle entrate che «gli è valso l’appellativo di Agenzia delle uscite. Ma ovviamente – ha scherzato – non abbiamo provveduto a cambiare logo e carta intestata».

Le domande sono arrivate soprattutto da commercianti (145 mila) e ristoratori (107 mila), mentre per quanto riguarda la distribuzione regionale 151 mila vengono dalla Lombardia, 90 mila dalla Campania e 85 mila dal Lazio. Per avere diritto al contributo è necessario avere ricavi inferiori a 5 milioni e aver registrato un calo del fatturato nell’aprile scorso di almeno il 33%. La platea complessiva dei soggetti interessati è di 2,5 milioni e i soldi a disposizione sono oltre 6 miliardi. Per fare domanda c’è tempo fino al 13 agosto.

Ruffini si è poi soffermato sull’evasione fiscale, sostenendo che in 5 anni è possibile dimezzarla. «Il parlamento e il governo possono accettare la sfida di dimezzare l’evasione nel giro di una legislatura», ha affermato. Quindi ha precisato che la fatturazione elettronica ha portato «effetti positivi che si attestano nell’ordine di circa 3,5 miliardi. In particolare – ha proseguito – il gettito relativo all’Iva riconducibile a versamenti spontanei dei contribuenti è stato stimato in circa 2 miliardi, tale emersione si ripercuote sulle imposte dirette per poco più di mezzo miliardo», mentre le azioni di contrasto delle frodi fiscali hanno bloccato compensazioni per un miliardo. Nel 2019, quando sono diventate obbligatorie, le e-fatture sono state quasi 2,1 miliardi e nei primi 5 mesi di quest’anno 772 milioni nonostante la crisi.

«La possibilità di utilizzo pressoché immediato dei dati acquisiti dalle fatture elettroniche ha dato luogo a rilevanti effetti positivi sul fronte delle attività accertative dell’Agenzia, così come sembra su quello dell’emersione del gettito Iva», ha insistito Ruffini. Senza un ciclo economico che lo giustifichi, ha continuato, l’incremento nell’emissione di fatture è «ascrivibile pienamente» alla nuova modalità elettronica. La lotta all’evasione, ha concluso, «è una strada lunga che sta dando i suoi frutti».

 

Fonte: Il Messaggero